Gli errori più comuni in italiano

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Buongiorno a tutti!

Oggi vi voglio parlare di quelli che sono normalmente gli errori più comuni che non solo gli studenti ma anche i madrelingue commettono quando scrivono in italiano.

Vediamoli insieme:

  1. Un po, un pò o un po’?

La forma corretta è con l’apostrofo: un po’

Si tratta infatti del troncamento della parola “poco”.

  1. Un’amica o un amica? Un’amico o un amico?

L’apostrofo si usa solo quando la parola è femminile, quindi la forma corretta è: un’amica, un amico.

  1. Qual’è o qual è?

Forse l’errore più diffuso. La forma corretta è qual è, senza apostrofo, dato che (per semplificare la regola) possiamo dire che la parola “qual” esiste in quanto tale. È la stessa regola che vale per l’aggettivo “buon” (un buon uomo, un buon libro ecc.)

  1. È piovuto o ha piovuto?

I verbi che riguardano i fenomeni atmosferici accettano sia il verbo essere che il verbo avere al passato prossimo. Quindi entrambe le espressioni sono corrette.

  1. D’accordo o daccordo?

La forma corretta è d’accordo. Si tratta di un elisione dall’espressione “da accordo” e quindi va apostrofato.

  1. A volte o avvolte?

L’avverbio di tempo di scrive correttamente in modo separato: “a volte”. La parola “avvolte” esiste, ma è il participio del verbo “avvolgere”, quindi ha tutto un altro significato!

  1. Sopratutto o soprattutto?

La forma corretta si scrive con due “T”: “soprattutto”.

  1. Ciliegie o ciliege? Faccie o facce?

La formazione del plurale delle parole che finiscono in –CIA o –GIA segue una regola precisa:

Se sono precedute da una vocale, il loro plurale sarà in -CIE E –GIE.

La forma corretta è quindi “ciliegie” e non “ciliege”;

Se prima di -CIA e -GIA c’è una consonante, il plurale sarà -CE e –GE

Quindi “Facce” e non “faccie”.

  1. Ne o nè ?

Ne senza accento si usa come particella pronominale (es. Hai comprato le mele? Ne ho comprate due chili). Né con accento si usa come negazione (es. Non è né buono né cattivo).

  1. Perché o perchè?

La forma corretta è “perché” con accento acuto. In italiano le parole che portano l’accento acuto sull’ultima vocale sono un numero limitato:

in alcune finali come: affinché, cosicché, finché, giacché, poiché, purché, perché, benché…

nei composti di tre: ventitré, trentatré, quarantatré…

nella terza persona del passato remoto di alcuni verbi in –ere: poté, ripeté…

e in qualche altro caso un po’ più raro.

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