Modi di dire: perché si dice “Il gioco non vale la candela?”

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Uno dei modi di dire più curiosi della lingua italiana è sicuramente “il gioco non vale la candela”. Scopriamo insieme cosa significa e qual è la sua origine.

L’espressione “il gioco non vale la candela” si utilizza per esprimere la propria incertezza o indecisione nel momento di compiere un gesto o di fare qualcosa perché non sappiamo quali risultati produrrà e se il nostro sacrificio davvero varrà la pena.

Per esempio, se io non sono sicura che il mio impegno nello studio o nel lavoro mi porterà i risultati che spero di ottenere posso chiedermi: “il gioco vale la candela?”.

Oppure, se qualcuno mi chiede di compiere un grosso sacrificio ma so che i miei sforzi saranno inutili posso affermare: “il gioco non vale la candela”.

Questa espressione idiomatica risale al Medioevo quando ancora non esisteva la luce elettrica e per giocare a carte era necessario accendere una candela. Spesso il costo della candela consumata per illuminare il tavolo dei giocatori superava l’importo della possibile vincita e dunque, giocare, non valeva il prezzo della candela.

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Una variante di questa espressione, più spesso utilizzata nella Svizzera italiana, è “il santo non vale la candela”. In questo caso, non valeva la pena accendere una candela in offerta a un santo incapace di compiere miracoli!

 

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Parole difficili: “Mica”

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Una delle parole più difficili da capire e usare per uno studente straniero è sicuramente la parola “mica”.

Noi italiani la utilizziamo sempre, quindi sono sicura che ti sarà capitato di ascoltarla e forse ti sarai anche chiesto cosa significa.

Partiamo dall’origine: “mica” è un avverbio che deriva da una parola latina che significa “briciola di pane”.briciola-pane

Per estensione di questo significato, ovvero “piccolissima parte”, ha assunto oggi il significato di “per niente, affatto”. Continua a leggere

Perché si dice “ho le gambe che mi fanno Giacomo Giacomo”?

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Sapevate che in diverse parti d’Italia si usa dire “ho le gambe che mi fanno Giacomo Giacomo” quando si hanno le gambe che tremano, magari per la paura? Qual è l’origine di questa curiosa espressione?

gambe-tremore

Sembrerebbe che non ci sia una teoria certa e questo modo di dire potrebbe avere tre diverse spiegazioni possibili.

La prima è che il termine derivi in modo onomatopeico dallo scricchiolio delle articolazioni delle ginocchia (giac-giac…) che sbattono tra loro per paura o stanchezza.

La seconda è che quando i pellegrini si recavano al santuario San Giacomo di Compostela (Santiago de Compostela) in Galizia, Spagna, erano così stanchi che le loro ginocchia dolenti invocavano il santo affinché mettesse fine alla loro sofferenza.

Inoltre, vi è una credenza popolare secondo cui San Giacomo fosse l’incaricato di portare in cielo i moribondi per cui “fare giacomo” significherebbe “perdere le forze, morire” e da qui “avere le gambe che tremano”.

santiago compostelaFonte: parador.es

Infine, vi è un’ultima teoria, secondo cui durante la Guerra dei Cent’anni, in Francia esplose una rivolta di contadini che protestavano per il peso delle tasse a cui erano sottoposti e per i saccheggi continui che erano costretti a soffrire.

La rivolta fu sedata rapidamente e i contadini vennero sconfitti e duramente puniti.

Jacquerie

I ribelli furono soprannominati con disprezzo dagli aristocratici “jacques bonhomme”, poiché erano soliti indossare la “jacque” cioè un giubbotto rinforzato con fil di ferro (il termine italiano “giacca” deriva da appunto da “jacque” ).

Quindi, la parola che indicava inizialmente l’abito, passò a essere usata come dispregiativo di contadino, assumendo il significato di “sempliciotto” e poi di “codardo”.

Da qui, l’espressione “Giacomo-Giacomo” (jacque-jacque) per indicare le ginocchia del contadino che tremano per la paura.

“Finalmente” o “alla fine”? Espressioni utili con la parola “fine”

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Buongiorno! Oggi vi parliamo di un aspetto che spesso confonde gli studenti di italiano ispanofoni: la parola fine e alcuni termini da essa derivati. La fine in italiano è femminile quando indica dove o quando termina un punto spaziale o temporale. Per esempio: Quando diamo un’indicazione: va’ sempre dritto fino alla fine della strada. Quando […]

via Quali sono le differenze tra finalmente e infine? E tra fine e finale? — Centro Lingua Italiana

Impara l’italiano con le canzoni di Levante

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Ciao a tutti!

In un articolo precedente vi avevo parlato di una delle mie cantanti preferite, Carmen Consoli, e vi avevo spiegato che imparare l’italiano attraverso la musica può essere un’attività facile, utile e divertente!

Oggi voglio presentarvi un’altra fantastica cantautrice. Il suo nome è Claudia Lagona, in arte Levante.

Lei è siciliana come me, ma da tanti anni vive a Torino. La sua musica è del genere indie pop, pop rock, e lei stessa afferma di “essere cresciuta” con la musica di Carmen Consoli, Mina, Janis Joplin, Tori Amos e Alanis Morissette.

L’anno scorso è uscito il suo primo romanzo, “Se non ti vedo non esisti”, mentre in aprile 2017 è stato pubblicato il suo terzo album “Nel caos di stanze stupefacenti”.

Quest’ultimo disco presenta un duetto con Max Gazzè, altro famosissimo cantautore italiano, che ha collaborato alla canzone intitolata “Pezzo di me”, uno dei più grandi successi di Levante.

Infine, la cantante ha partecipato come giudice nell’ultima edizione del talent show X Factor Italia.

Recentemente ho avuto l’occasione di partecipare a un suo concerto qui a Madrid e mi è piaciuta tantissimo!

Le sue canzoni sono davvero molto fresche, frizzanti e orecchiabili.

Ascoltarle vi aiuterà sicuramente a imparare nuove parole in italiano!

Ecco alcune delle mie canzoni preferite.

Buon ascolto!

TITOLI:
Pezzo di me
Non me ne frega niente
Alfonso
Caos
Abbi cura di te
Le lacrime non macchiano
Le mie mille me
Gesù Cristo sono io
Diamante
Io ero io
Ciao per sempre
Io ti maledico
Santa Rosalia

 

Verbi difficili da usare: il verbo “mancare” e il verbo “piacere”

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mi manchi-abbraccio-fidanzatiMolti studenti spesso incontrano delle difficoltà quando devono costruire una frase con il verbo “mancare”, soprattutto quando si usa per comunicare a qualcuno a cui vogliamo bene, che non sopportiamo stargli lontano e sentiamo la sua mancanza.

In italiano diremmo infatti: “mi manchi”.

In spagnolo, invece, si usa l’espressione “echar de menos”, mentre in inglese il verbo “to miss”: “te echo de menos”, “I miss you”.

In entrambe queste costruzioni, la frase si costruisce con il verbo coniugato alla prima persona singolare: (yo echo de menos a ti/ I miss you).

In italiano invece abbiamo una costruzione in cui il verbo è coniugato alla seconda persona singolare.

Perché? Continua a leggere

Vi presento la mia bellissima città: Palermo

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Oggi ho un po’ nostalgia di casa e per questo motivo ho deciso di condividere con voi un video dedicato alla mia bellissima città: Palermo.

Come molti di voi sapranno è una città ricca di storia e di cultura, ma anche un luogo pieno di contraddizioni e problematiche.

Ma oggi voglio pensarla solo in modo positivo e per questo ho selezionato le più belle  citazioni di personaggi famosi sulla città di Palermo.

Chi ha visto una volta il cielo di Palermo non potrà mai più dimenticarlo.
(Johann Wolfgang von Goethe)

«Tra dieci giorni, se non hai niente in contrario, potremmo andare a Palermo» le disse. «Preferisco Ginevra» rispose lei. Stava in piedi davanti al cavalletto ed esaminava una tela iniziata. «Come puoi vivere senza conoscere Palermo?».
(Milan Kundera)

Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare.
(Paolo Borsellino)