Come e quando usare gli aggettivi bello, brutto, buono, cattivo e bravo

aggettivi bello, brutto, buono, cattivo e bravo
Standard

Oggi ti spiegherò come e quando usare gli aggettivi bello, brutto, buono, bravo e cattivo!

L’uso di questi aggettivi può risultare un poco difficile per molti studenti di italiano

Vediamo insieme cosa significano queste parole e come si usano correttamente.

 

Come e quando usare gli aggettivi bello, brutto, buono, cattivo e bravo

 

BELLO

L’aggettivo “bello” può variare a seconda del genere (maschile/femminile) e del numero (singolare/plurale).

Viene utilizzato in riferimento all’estetica di un luogo, di una persona o di un oggetto, quindi per apprezzarne l’aspetto esteriore. Il suo contrario è: “brutto”.

 

Per esempio:

Ho comprato un vestito molto bello. → Ho comprato dei vestiti molto belli.

La nuova poesia che ha scritto Luisa è davvero bella! → Le nuove poesie che ha scritto Luisa sono davvero belle!

Se l’aggettivo “bello” si mette prima del nome, per dare più enfasi alla frase, allora seguirà le stesse regole che valgono per l’articolo determinativo:

Continua a leggere

Qual è la differenza tra ADESSO, ORA, ANCORA e ALLORA?

Differenza tra ADESSO, ORA, ANCORA e ALLORA
Standard

Uno dei dubbi più frequenti tra gli studenti di italiano è: qual è la differenza tra ADESSO, ORA, ANCORA e ALLORA?

Scopriamolo insieme!


La differenza tra ADESSO, ORA, ANCORA e ALLORA

ADESSO e ORA sono sinonimi

ADESSO e ORA sono due avverbi che in italiano hanno lo stesso significato e la loro frequenza d’uso nel linguaggio quotidiano è la stessa.

Non vi è inoltre nessuna differenza di registro: possono essere utilizzati sia in una conversazione colloquiale che in una più formale.

Continua a leggere

Verbi italiani che in dialetto napoletano hanno un significato diverso

Verbi italiani che in dialetto napoletano hanno un significato diverso
Standard

A dicembre dell’anno scorso, come vi ho già raccontato in quest’altro articolo, ho avuto il piacere di trascorrere un bellissimo weekend a Napoli.

Oltre a scoprire la bellezza della cittá, ho potuto anche imparare a conoscere un poco di più il dialetto napoletano, soprattutto grazie ad Alessandro, il mio amico napoletano che mi ha fatto da Cicerone durante la vacanza.

Una delle cose che mi ha stupita di più è che a Napoli, oltre alle moltissime espressioni divertenti che ho avuto modo di imparare (di cui vi parlerò dopo), ci sono tantissimi verbi che in italiano hanno un significato preciso e che in dialetto napoletano significano tutt’altra cosa.

È stato davvero divertente scoprire il loro significato perché, mi sono resa conto di quanto le lingue possano essere “vive” e “varie” e di come, a volte, la comunicazione diventi difficile anche tra persone di una stessa nazione o possano nascere tanti fraintendimenti persino tra una zona d’Italia e un’altra!

Continua a leggere

Espressioni curiose: “fare la scarpetta”

fare-la-scarpetta
Standard

Quando finiamo di mangiare, non c’è niente di più delizioso che immergere il pane nella salsa rimanente e ripulire tutta la sua superficie del piatto! È così comune farlo con ció che resta della salsa la pasta, che gli italiani hanno inventato un’espressione specifica: “fare la scarpetta”.


Fare la scarpetta

Noi italiani, facciamo la scarpetta con la salsa dello stufato, con il succo dell’arrosto e, naturalmente, con ciò che resta della salsa di pasta. 

 

fare la scarpetta

Fonte immagine: polisnotizie.it

Nei tempi antichi, fare la scarpetta era un’abitudine normale e per niente maleducata. 

Nel 1530 persino il filosofo Erasmo da Rotterdam lo raccomandò nel suo libro “De Civilitate Morum Puerilium”. Ma nel 1672 Antoine de Courtin la classificò come un’usanza di contadini, e quindi, poco elegante. 

Da allora, questa consuetudine non si è persa, ma certamente fare la scarpetta, rappresenta uno di quei piccoli piaceri quotidiani che ci concediamo nella discrezione delle nostre case. 

In pubblico, generalmente, ci asteniamo da questa usanza, perché secondo le regole di etichetta, non dovrebbe essere fatto. 

Ma chi non ha ceduto più di una volta a questa irresistibile tentazione?

Continua a leggere

Le parole piú importanti della politica italiana

parole della politica italiana
Standard

In questi giorni, in Italia, si parla tanto di politica

Le decisioni prese negli ultimi giorni dal Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e le dimissioni del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, hanno determinato un’ulteriore volta una crisi di governo in Italia e l’inizio di un nuovo periodo di incertezze per tutti i cittadini italiani.

Sperando che le cose vadano presto per il meglio o in attesa di possibili nuove elezioni, oggi voglio dedicare quest’articolo alle parole piú importanti della politica italiana.


Cominciamo proprio dall’origine e dal significato della parola “politica”.

POLITICA: la parola politica viene dal greco antico politikḗ (da pόlis, città-stato) e téchnē (“arte” o “tecnica”). Quindi: “arte riferita alla città-stato”.

Dalla stessa radice derivano anche il sostantivo polī́tēs, “cittadino”, e l’aggettivo polītikós, “politico”.

Il 2 giugno 1946 è una data importante per l’Italia: fu il giorno in cui, attraverso un referendum, venne abolita la monarchia e proclamata la nascita della Repubblica, parlamentare e democratica. 

La Costituzione italiana, venne definitivamente promulgata il 1º gennaio 1948.

 

Continua a leggere

FICO Eataly World: un viaggio nella cucina italiana

FICO Eataly World: un viaggio nella cucina italiana
Standard

Il FICO Eataly World è probabilmente il più grande parco gastronomico d’Europa e si trova in Italia, più precisamente a Bologna, una delle città italiane più famose per la sua ricca varietà culinaria.


Cosa c’è da sapere su FICO Eataly World?

Bologna e la regione dell’Emilia Romagna sono la patria di molte famose prelibatezze italiane come, per esempio, il ​​prosciutto di Parma, il parmigiano, la mortadella o la famosa salsa bolognese (in italiano si dice “ragù”!). Ed è esattamente qui che si trova il primo parco tematico per gli amanti del cibo. 

FICO Eataly World è uno spazio di circa 200.000 metri quadrati, in cui poter assaporare, scoprire, degustare e acquistare una grande varietà di prodotti italiani.

Il bello è che potrai scegliere se passeggiare per il parco o affittare una bicicletta con un cestino per i tuoi acquisti.

Continua a leggere

Ti consiglio un libro –  “Europa. La meglio gioventù”

Europa. La meglio gioventù - ritratto di una generazione
Standard

Ciao a tutti! 

Dato il successo di un mio precedente articolo intitolato Ti consiglio un libro – Letture in italiano per ogni livello, ho deciso di inaugurare una nuova collezione di articoli in cui vi consiglio dei libri che a me sono particolarmente piaciuti e che vi consiglio di leggere se volete mantenere allenato il vostro italiano…magari durante le vacanze! 😉

Oggi vorrei parlarvi di un libro che ho appena finito di leggere. 

Si chiama “Europa. La meglio gioventù” dell’autore Edoardo Vigna ed è uscito proprio a maggio di quest’anno.


Ti consiglio un libro –  “Europa. La meglio gioventù”

Europa. La meglio gioventù

 


Chi è Edoardo Vigna?

Edoardo Vigna è un giornalista che da 24 anni lavora al Corriere della Sera. Attualmente è caporedattore nella redazione di 7, un settimanale che offre ogni venerdì notizie di cronaca, cultura, politica e attualità.

Inoltre è tutor al Master in Giornalismo della Scuola Walter Tobagi dell’Università degli Studi di Milano.


Il libro: “Europa. La meglio gioventù”

 

“Quello che state leggendo non è un saggio sociologico né la valutazione ragionata di un’indagine statistica. È l’incontro aperto con una generazione”

 

Questa è in poche parole la missione che si è prefissata Edoardo Vigna nello scrivere il libro “Europa. La meglio gioventù”, cioè quella di incontrare, conoscere e dialogare con i giovani ragazzi europei di oggi per scoprire i loro desideri, le loro aspirazioni, le loro conquiste e le loro paure in un’Europa sempre più in crisi.

Il suo viaggio ci conduce in 10 città europee: Berlino, Riga, Siviglia, Dublino, Copenaghen, Atene, Praga, Varsavia, Stoccolma e Strasburgo. 

Ad accompagnarle, 10 parole chiave, una per ogni città: Street, Indipendenza, Misura, Talento, Felicità, Cambiamento, Arrangiarsi, Condivisione, Tecnologia, Apertura. 

Tutti concetti che in breve racchiudono l’essenza e l’identità di ognuna di queste città e dei giovani che le abitano.

Che cosa rappresenta l’Europa per i giovani di oggi? Quali sono i limiti e le risorse che l’Unione Europea è stata in grado di offrirci durante gli ultimi anni? Dobbiamo ancora credere in un futuro senza limiti né barriere?

“Europa. La meglio gioventù” è un libro che cerca di rispondere a tutte queste e a molte altre domande, in un’epoca in cui il valore di un’Europa unita si sta pian piano dimenticando e sempre di più mettendo in discussione.


Personalmente ho trovato il libro molto interessante, veloce da leggere e semplice da capire. 

Lo consiglio per un livello di italiano intermedio alto/avanzato (B2 – C1).

 

Questo è il link per poterlo acquistare su Amazon.

 

Da dove viene la parola “bugia”?

etimologia-bugia
Standard
Immagine: sorriso.it

Perché in italiano usiamo il verbo “mentire” però nel linguaggio più colloquiale utilizziamo la parola “bugia”? Da dove viene questo termine? Qual è la sua etimologia?

 

Il verbo “mentire”

Il verbo “mentire” viene dal latino e deriva dalla parola “mens, mentis” ovvero “mente”. 

Possiamo dedurre quindi che “mentire” significhi “inventare con la mente” e quindi “fingere” , “inventare”.

Il sostantivo che prende origine da questa espressione latina è “menzogna”, una parola abbastanza sofisicata e meno usata nel linguaggio colloquiale rispetto al suo sinonimo più conosciuto: “bugia”.

 

Da dove viene la parola “bugia”?

L’etimologia di bugia è da relazionare alla parola bösa, “cattiveria” in antico alto tedesco.

Attraverso la forma dialettale bausa,  la parola è stata tramandata in basso latino come bauscìa o baucìa e, successivamente, trasformata in bauzìa.

Quindi, la parola “bugia” rimanda all’idea di qualcosa di cattivo, corrotto, falso.

(fonte: www.etimoitaliano.it)

 

Non è la prima volta che in italiano utilizziamo delle parole che derivano dal tedesco: ti ricordi, a proposito, da dove viene la parola “tedesco”?

 

Espressioni utili e sinonimi

In italiano abbiamo tanti modi per affermare che qualcuno non sta dicendo la verità.

Ecco una lista delle espressioni e dei sinonimi più utili:

 

Dire/dichiarare il falso = Il testimone ha detto il falso e per questo è stato denunciato

 

Dire bugie = I bambini devono imparare a non dire bugie

 

Dire menzogne = Luca ha detto una menzogna: è stato lui a telefonare a Giulio

 

Raccontare storie = Marta, smetti di raccontare storie! Non ci crede nessuno!

 

Raccontare balle = Lo so che mi stai raccontando delle balle!

 

Aforismi con la parola “bugia”

Qui si seguito troverai una piccola lista di aforismi sulle bugie pronunciati da persone famose italiane!

 

“È naturale preferire le belle bugie, alla durezza di ghiaccio di certe verità”. — Jovanotti

 

“Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”. —  Galileo Galilei

 

“Nel paese della bugia, la verità è una malattia”. —  Gianni Rodari

 

“La talpa ha gli occhi molto piccoli e sempre sta sotto terra. Più rimane nascosta, più vive. Quando viene alla luce, subito muore perché si rende nota. Così la bugia”.—  Leonardo Da Vinci

 

“Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito! perché ve ne sono di due specie: ci sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo”. —  Carlo Collodi (autore di “Pinocchio”)

 

Il 9 maggio è una data da non dimenticare – La storia di Peppino Impastato

La storia di Peppino Impastato
Standard

Sono poche le persone che conoscono la storia di Peppino Impastato.  Ancora meno quelle che pur conoscendola, la raccontano.

Mi sono ripromessa una cosa: parlare di lui tutte le volte che ne ho la possibilità. Non importa con chi, o quando, o in che luogo.

Non importa neanche chi sia il mio interlocutore, né soprattutto, le sue idee politiche. L’importante è solo che mi ascolti e provi a capire perché Peppino Impastato è stato importante per me e per tutti i siciliani.

Continua a leggere

Frasi idiomatiche e modi di dire in italiano: «Vai a quel paese!»

Vai a quel paese
Standard

In italiano esiste un’espressione idiomatica abbastanza comune che forse molti di voi già conoscono: «vai a quel paese!». Oggi vi spiego cosa significa, quando si usa e qual è la sua curiosa origine.

 

Perché si dice «vai a quel paese»?

«Vai a quel paese!» è una frase, o meglio un invito, che si rivolge a qualcuno per esprimere il proprio dissenso. È un’espressione abbastanza forte, ma comunque educata. In genere si pronuncia dopo una discussione, o quando si litiga con qualcuno, per dire «non sono d’accordo con te, non mi interessa stare a sentire le tue motivazioni, non ho più voglia di discutere. Tu rimani della tua opinione e io non cambio la mia».

Vai a quel paese

Continua a leggere