Espressioni curiose: “Fare le corna”

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Una delle caratteristiche che contraddistingue gli italiani è sicuramente l’abitudine di gesticolare quando si parla.

Alcuni gesti hanno significati specifici e sono conosciuti internazionalmente. Uno di questi è fare le corna con l’indice e il mignolo della mano.

Le corna possono avere significati diversi a seconda di come si fanno e del contesto in cui ci si trova. totò-corna-gesto corna

Normalmente, fare le corna con la mano rivolta verso il basso è un gesto di scaramanzia che serve ad allontanare la sfortuna. 

Se, per esempio, avete organizzato una gita al mare e qualcuno vi dice: “Domani pioverà tutto il giorno”, fare il gesto delle corna serve a scongiurare questa predizione e ad “allontanare” la pioggia.

A volte non è necessario fare il gesto con la mano per scongiurare la cattiva sorte, ma è sufficiente dirlo.

Per esempio:

“Com’è andato l’esame all’università?”

“Penso bene. Facciamo le corna!”

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La storia della caffettiera Bialetti

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Approfittando di una pausa-caffè, oggi vi torno a parlare della bevanda più consumata in Italia! 🙂

In un articolo precedente vi avevo già spiegato come si prepara un buon caffè e vi avevo illustrato 12 modi di berlo.

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Oggi vorrei invece raccontarvi la storia della mitica caffettiera di Bialetti, un oggetto che ha fatto la storia e che è proprio immancabile in qualsiasi casa italiana.

La Moka, fu inventata da Alfonso Bialetti nel 1933.

Sembra che l’idea gli sia venuta mentre guardava la moglie che faceva il bucato.

Infatti, anticamente, per lavare i panni, si utilizzava uno strumento chiamato “lessiveuse“, cioè una grande pentola divisa in due parti.

Nella parte superiore si mettevano i vestiti da pulire e il detersivo; nella parte inferiore, invece, si metteva l’acqua.

Le due parti comunicavano attraverso un tubo. Quando l’acqua della parte inferiore bolliva, il liquido saliva su per il tubo andando a pulire i vestiti.

Potremmo dire che era come una lavatrice senza fili!

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E se ci pensate bene è lo stesso principio con cui funziona la caffettiera!

La Moka di Bialetti oggi è un simbolo della cultura italiana ed è conosciuta in tutto il mondo.

Ciò è stato possibile soprattutto grazie all’impegno del giovane imprenditore Renato Bialetti, figlio di Alfonso. Fu lui il primo a capire che l’invenzione di suo padre sarebbe stata un trionfo e per questo si impegnò nel fargli pubblicità su giornali e riviste.

Ma solo grazie alla pubblicità in TV la Moka diventò un oggetto di incredibile successo!

Negli anni ’50, in Italia, era molto popolare un programma televisivo, di nome Carosello, che veniva trasmesso quotidianamente dalle 20:50 alle 21:00.

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Consisteva in una serie di filmati divertenti, spesso sotto forma di cartoni animati, con fini pubblicitari.

bialetti-1816743_640Uno dei personaggi preferiti del Carosello era proprio Alfonso Bialetti, detto anche l’Omino con i baffi. Per promuovere la caffettiera, furono creati degli spot pubblicitari in cui l’inventore era il protagonista.

La sua caricatura è ormai celebre ovunque e, se guardate bene, potrete notare che questo disegnino è presente su tutti i prodotti Bialetti, anche quelli più moderni!

 

 

Per concludere, vi lascio un video con una delle pubblicità dell’Omino con i baffi!

 

“Perché gli italiani…?” – Cosa cercano gli stranieri su di noi su Google?

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L’altro giorno stavo facendo una ricerca su internet e mi è venuta un’idea che vorrei condividere con tutti voi!

Mi spiego meglio. Come tutti saprete, non appena si inseriscono le prime parole sulla barra del motore di ricerca di Google, vengono fuori dei suggerimenti per completare automaticamente la ricerca.

Allora mi sono chiesta:

cosa cercano normalmente all’estero sull’Italia e gli italiani?face-8685_960_720

I risultati mi hanno lasciato a bocca aperta!

Non immaginavo proprio che potessero venir fuori risultati tanto strani e curiosi!

Ecco perché ho deciso di condividere con voi il mio “esperimento”, cercando anche di dare una risposta alle domande più frequenti.

Siete pronti?

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Cosa vuol dire essere un “secchione”? Perché si usa questa espressione?

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Avete mai sentito dire “quel ragazzo è un secchione”?

Sapete perché in italiano si usa questa espressione?

secchioneDiciamo “secchione” a una persona che studia molto e che per questo è considerata la più brava della classe. Il senso di questa parola è piuttosto dispregiativo: un secchione non ha vista sociale e il suo unico interesse è primeggiare nello studio.

Pare che questo curioso termine abbia avuto origine in Svizzera, ed in particolare  nel Canton Ticino, la zona della Svizzera italiana che si trova al confine con la Lombardia.

Qui gli studenti modello vengono chiamati “segiòn” e sembra che proprio da questo sostantivo derivi la parola italiana “secchione”.

secchioIl termine “segiòn” pare poi che provenga dal dialetto lombardo, e specificatamente dalla parola “gamela”, ovvero il nome che veniva dato al piccolo “secchio” di alluminio che utilizzavano i soldati per mangiare durante la guerra.

In più, sempre in dialetto lombardo, il verbo “gamelar” significava “lavorare duro”, cioè “lavorare molto”.

L’unione, quindi, della parola “gamela” e del verbo “gamelar” ha originato il termine “secchione”, accostando l’immagine del secchio al concetto del lavoro.

Quindi chi studia molto (e quindi lavora molto) è proprio un secchione!

Curioso, no? 😉

Le parole italiane più conosciute all’estero

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Vi siete mai chiesti quali sono le parole italiane più conosciute e usate all’estero?

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Pizza, pasta e mandolino!

Beh, non ci crederete ma non sono soltanto queste!

Se siete curiosi di scoprire quali sono le altre, allora leggete questo articolo!

Dopo, se vi va, fatemi sapere quali aggiungereste alla lista o se ne conoscete delle altre che sono utilizzate nel vostro Paese!

 

La festa di Ferragosto in Italia

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In Italia, ogni anno, il 15 agosto si celebra una delle festività più importanti dell’anno: il Ferragosto.

Augusto.pngSembra che le origini di questa festa risalgano ai tempi degli antichi Romani, quando l’imperatore Augusto decise di istituire una festa che celebrasse la fine del raccolto, dando l’opportunità ai contadini di prendere una pausa dal duro lavoro nei campi.
Questo giorno di festa fu chiamato Feriae Augusti (da qui il nome”Ferragosto”) in suo onore.

 

In occasione della festa, furono indette in tutto l’impero delle corse di cavalli. Questa tradizione continua ancora oggi in alcune delle principali città italiane ed in particolare a Siena, dove ogni 16 agosto si celebra il famoso Palio di Siena.

Il Ferragosto è ancora oggi una festività molto importante.

Gli italiani sono soliti festeggiare questo giorno organizzando grigliate e picnic in campagna, in compagnia della famiglia e degli amici.

Per chi invece si trova vicino al mare è tradizione allestire falò e feste sulla spiaggia nella notte tra il 14 e il 15 agosto, con tanto di fuochi d’artificio e bagno di mezzanotte!

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Buon Ferragosto a tutti!

 

Fonte immagine:centrometeoitaliano.it

Modi di dire italiani che hanno origini antiche

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In un mio precedente articolo vi avevo spiegato l’origine e il significato di alcune espressioni curiose e modi di dire comuni in italiano.

Oggi, voglio parlarvi di alcuni modi di dire che si riferiscono ad eventi del passato e che hanno origini antiche, ma che sono tutt’oggi molto usati.

 

  • Rimanere di sale

stupito“Rimanere di sale” ha il significato di “rimanere stupito, sbalordito di fronte ad un avvenimento”.

Questa espressione trae origine da un episodio della Bibbia, quello di Sodoma e Gomorra.

Quando Dio decise di distruggere le due città, dato che erano popolate da peccatori, mandò due angeli sulla Terra per dire a Lot, nipote di Abramo e uomo buono, di scappare. Ma lo avvertì anche che non avrebbe dovuto mai guardare indietro durante la fuga. La moglie di Lot non riuscì a rinunciare alla tentazione di voltarsi e per punizione fu trasformata in una statua di sale.

In italiano, espressioni simili sono “rimanere di sasso” e “rimanere di stucco“.

 

  • Andare a Canossa

Questa espressione ha il significato di: “umiliarsi, sottomettersi davanti a un nemico, ammettere di avere sbagliato” e si riferisce all’episodio storico che viene ricordato come “l’umiliazione di Canossa“.

Intorno all’anno 1000, era in corso una lotta politica tra il potere dalla Chiesa e l’autorità imperiale con a capo Enrico IV.  Il conflitto comportò, tra le altre cose, la scomunica del sovrano da parte del Papa Gregorio VII.

Per aver revocata la scomunica, Enrico IV e sua moglie si recarono in penitenza a Canossa dove il Papa era ospite. Il pontefice fece attendere la sua risposta per tre lunghi giorni, durante i quali Enrico rimase ad aspettare all’ingresso del castello.

Per questo “andare a Canossa” ha proprio il significato di ammettere una sconfitta e chiedere perdono.

 

  • Alle calende greche

È un’espressione abbastanza comune in italiano e si usa per riferirsi a un tempo che non arriverà mai, per indicare un qualcosa che si rimanda a un futuro molto lontano, indeterminato.

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Questo modo di dire risale all’epoca degli antichi Romani. Pare che lo abbia pronunciato per primo l’imperatore Augusto per rifersi ad un pagamento che non avrebbe mai fatto.

Le calende, nel calendario romano, corrispondevano al primo giorno di ogni mese. Era il giorno in cui venivano realizzati tutti i pagamenti per regolare i debiti. Ma nel calendario greco le calende non esistevano, dunque “alle calende greche” significa un giorno che non arriverà mai.

 

  • Perdere la Trebisonda

È una espressione che si usa per dire “perdere il controllo, essere confusi e disorientati”, come quando diciamo “perdere la bussola“.

L’origine di questo modo di dire si deve al fatto che la città di Trebisonda (Turchia), situata sulle coste del Mar Nero, nell’antichità rappresentava un importante punto di riferimento per tutti i naviganti che viaggiavano tra Europa e Medio Oriente.

Quindi perdere la Trebisonda corrispondeva a perdere l’orientamento durante la navigazione.

 

  • Muoia Sansone con tutti i Filistei

Sansone era un personaggio biblico a cui Dio aveva donato una forza fisica incredibile, affinché liberasse Israele dai Filistei, un antico popolo di origine indoeuropea.

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Fin da ragazzo fu un eroe indiscusso, capace di compiere imprese straordinarie. Un giorno si innamorò di Dalila, una donna corrotta che su ordine dei Filistei riuscì a scoprire il segreto della sua forza che consisteva nel non tagliare mai i capelli. La donna, dunque, mentre Sansone dormiva, gli tagliò i capelli e l’eroe perse così tutta la sua potenza.

 

Consegnato ai Filistei e imprigionato, chiese perdono a Dio per essersi fatto ingannare e lo pregò affinché gli desse ancora la forza per vendicarsi.

Fu così che durante un banchetto dei Filistei, riuscì a fare crollare il tempio scuotendo le mura con la sua forza e, prima di morire, pronunciò la famosa frase: “Morte a Sansone e a tutti i Filistei!”

L’espressione si dice ancora oggi per riferirsi a chi è disposto a tutto, anche a rinunciare alla propria vita, per danneggiare gli altri.

 

  • Rivedersi a Filippi

Non fidatevi di chi vi dice “ci vediamo a Filippi!” perchè questo modo di dire potrebbe rappresentare una minaccia

“Rivedersi a Filippi” è una frase che viene dall’antica Roma. Bruto, uno dei cospiratori dell’imperatore Cesare, sognò quest’ultimo che gli diceva: “Ci rivedremo a Filippi”.

Il giorno successivo ci fu una battaglia a Filippi, una cittadina sulla costa del Mare Egeo, nella quale le truppe repubblicane furono sconfitte. Bruto, consapevole di aver perso, decise di suicidarsi.

Per questo motivo, “rivedersi a Filippi” è un’espressione che invita alla prudenza, dato che preannuncia il momento della vendetta, della giustizia, della punizione.